Sentiamo sempre più spesso parlare, nel nostro quotidiano, di una parola: propaganda. Ma cos’è? E perché è importante conoscerne i meccanismi?
Asciugando al massimo il concetto, la propaganda non è altro che un’azione volta a conquistare il favore di un’ampia fascia della popolazione, ad esempio attraverso i mass media. Va da sé che la politica utilizzi questo potente mezzo per fare presa sull’elettorato e far attecchire determinate idee nelle nostre menti.
La propaganda può (purtroppo) essere usata anche per scopi tutt’altro che positivi. Basti pensare all’uso massiccio che ne fecero i regimi totalitari del Novecento, affinché le popolazioni giustificassero le violente politiche dei loro governi.
Ma se vogliamo un esempio più pratico e immediato, prendiamo la propaganda messa in atto nell’universo cinematografico di Hunger Games: una saga composta da cinque film (quattro principali e un prequel), diretta in gran parte da Francis Lawrence.
Al centro della trama c’è un regime totalitario nato dopo una guerra dalle conseguenze catastrofiche. In cima alla piramide troviamo il Presidente Snow, che governa la nazione di Panem da Capitol City, la fazione vincitrice del conflitto. Il resto del territorio è diviso in Distretti, ognuno con una propria funzione e i suoi obblighi verso Capitol. I Distretti, come si può intuire, rappresentano la parte perdente della guerra e costituiscono la stragrande maggioranza della popolazione.
Ma come fa Snow a tenere sotto scacco tutte queste persone? Oltre all’uso della forza, è la propaganda a fare il lavoro sporco.
Abbiamo il volto sorridente e patinato in tv, la cosiddetta voce del regime, Caesar Flickerman. Abbiamo la minaccia costante di una guerra che incombe, di un nemico che si annida ovunque. E poi abbiamo la mossa madre, quella attorno a cui ruota tutto: gli Hunger Games. Ogni anno, ogni Distretto deve “consegnare” due tributi, affinché ragazzi e ragazze si battano fino alla morte in un’arena. Il tutto, ovviamente, in ricordo della guerra che fu… ma soprattutto per ribadire chi comanda davvero.
E non pensiamo che sia solo finzione: certe dinamiche, se ci guardiamo bene intorno, le vediamo ogni giorno.
Guardiamo, ad esempio, ad uno dei casi più eclatanti delle ultime settimane: le proteste contro le politiche sull’immigrazione di Donald Trump. In queste ore, le grandi città statunitensi si stanno muovendo manifestazioni colossali a cui stanno partecipando democratici, membri del movimento No Kings. Sono comparsi persino alcuni articoli di giornale che raccontavano di elettori repubblicani scioccati dalla metodologia della nuova politica, affermando che molte delle persone deportate perché non in regola con i documenti, erano loro vicini di casa, brave persone che lavoravano e davano una mano alla comunità.
Se ci soffermiamo su questi ultimi: cosa li ha spinti a votare “l’uomo forte”?

Ovviamente la sua propaganda. Durante l’anno passato, in piena campagna elettorale, Trump ha spinto forte l’acceleratore su un tema, quello dell’immigrazione. Ha convinto milioni di americani, soprattutto quelli delle aree rurali, che il lavoro scarseggiava a causa degli immigrati irregolari, che i crimini fossero in aumento a causa loro, che a poco a poco la cultura “bianca” sarebbe stata spazzata via.
Dopo (quasi) un anno da quella campagna il presidente sta mettendo in atto ciò che aveva promesso. Quegli elettori repubblicani intervistati sono adesso pentiti della scelta fatta a novembre? Chi scrive non può affermarlo con certezza ma questo è solo un piccolo ma chiaro esempio di come la propaganda può parlare alla pancia delle persone e rivelare la sua vera, e brutale, faccia nel modo più meschino possibile.
Allora a questo punto diventa importante compiere degli atti di resistenza come Katniss che, nonostante le sofferenze, non si piega al volere di Snow. Allo stesso modo abbiamo il dovere di alzare la voce contro atti nefasti, un po’ come quelle migliaia di persone che in ogni angolo degli Stati Uniti stanno sciamando per le strade e urlano la loro umanità. Grida che sottolineano la volontà di uguaglianza, pace e fratellanza. Grida che vogliono ricordare al mondo la speranza di una pace che, a dispetto degli orrori che ci circondano e vengono amplificati dalle notizie, è lì ad un passo, a portata della mano di un bambino.
Ognuna di quelle persone è una luce che ci ricorda che non siamo soli in mezzo al buio e che ognuna di queste luci può amplificare il proprio potere comunicativo attraverso l’arte: che sia la Letteratura, il Cinema, anche con film pensati per il grande pubblico, come appunto Hunger Games e la sua Katniss, o la Musica e la Moda, con la quale noi stessi di Alare di Luana Cotena cerchiamo di essere amplificatori di messaggi carichi di speranza.
Articolo scritto da: Angelo Lubrano
