La nascita della Soaltà.

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La scrittura e la morte
Scrivere è non morire, è differire l’evento della morte finché l’opera non è compiuta.
E l’infinito della scrittura è la grande illusione dell’immortalità.

Car3 Alareos3,
lo Straordinario del cammino risiede in quel filo che lega Anime erranti in un nodo che permette di modellare e creare l’eterno; ma esiste un neologismo che mi ha permesso di credere, di avere fiducia, speranza e forza nel difendere – anche nei momenti più bui e di scoraggiamento – quel che è il mio e nostro sogno che diviene realtà, ovvero “Alare di Luana Cotena”, la nostra casa.
Soaltà: una parola nata dal concetto dello scrittore, poeta, saggista e critico letterario palermitano Guglielmo Peralta, un uomo che ha fatto della scrittura una luce capace di guidare la sua Anima verso l’infinito delle possibilità creative, una vocazione che gli ha permesso e gli permette di sfidare il tempo e il concetto di limite.
È da un po’ che vi parlo di Soaltà, una filosofia a me molto cara poiché mi fa comprendere che bisogna difendere i propri desideri, essere liber3 di sognare nella realtà e rendere la realtà il nostro sogno. Questo neologismo (unione delle parole Sogno e Realtà) è stato ideato nel 1985 e si rivela come un’innovazione linguistica che ha aperto le porte a una connessione straordinaria.

Ebbene sì, la Soaltà è una parola potente che è in grado di arricchire la mia esistenza con un’energia rigenerativa, la quale, attraverso la metamorfosi, trasforma la mia Anima consacrandola per andare Oltre ogni cosa.
L’acuto autore, carpendo la sensibilità e l’amore che lega la mia Essenza con la sua neologia, mi ha onorata di conoscerlo, donandomi l’opportunità di intervistarlo.

Attraverso le sue parole, ho avuto ancora una volta modo – grazie alla sua mente eccelsa e alla sua creatività feconda – di considerare e ambire a nuovi orizzonti di riflessione, ragion per cui sono davvero gratǝ per aver avuto la possibilità di ricevere in dono l’estro che guida la sua visione del mondo, che con grande piacere condivido con Voi.

Gentile Professor Peralta, mi racconti gentilmente un po’ di sé, della sua carriera e di cosa rappresenta per lei la scrittura.
Sono un professore in pensione. Ho 77 anni.
Ho insegnato nei tre ordini di scuola: primaria, secondaria di 1° grado (media) e secondaria di 2° grado (liceo, dove ho insegnato materie letterarie).
Per quanto riguarda la mia attività creativa, ho iniziato a scrivere poesie all’età di 11 anni ed è stata una passione sempre più crescente e ininterrotta, che dura ancora oggi e alla quale si è aggiunto l’interesse profondo per la narrativa, la saggistica, la critica letteraria e la scrittura di testi teatrali.

La scrittura per me è “vocazione”; è risposta alla voce che “chiama” in interiore.
Diversamente, essa, se non è ‘dettata’ da questa voce che la rende necessaria, è solo un hobby.
Non si scrive mai per passatempo.
Perché scrivere è questione di vita o di morte.

Io paragono la scrittura a una galassia e al nostro sistema solare.
È un sistema ideocentrico, generato e mosso dallo s-guardo, attore e spettatore nel teatro dell’interiorità.
È una rappresentazione, dove al centro è l’Idea/sole (idea prima, detta anche idea-cometa).
Intorno le ruotano le idee-stelle, di varia grandezza o luminosità, e le parole-pianeti, che ne ricevono la luce. E, in quanto tali, sono parole-nove, che assumono un significato diverso dal valore lessicale.

Scrivere è non morire, è differire l’evento della morte finché l’opera non è compiuta.
E l’infinito della scrittura è la grande illusione dell’immortalità.
L’Idea/sole è anche il centro dell’opera intorno alla quale gravitano le idee e le parole, che si attraggono reciprocamente.

Cosa l’ha condotta a modellare il concetto di “Soaltà”, qual è stata l’ispirazione che l’ha guidata?
Soaltà è nata all’improvviso, nell’anno 1985.
All’inizio, nulla conoscevo di essa.
Sapevo solo di avere unito, in un’unica parola, sogno e realtà.
Mi piacque subito il suono: un soffio leggero, delicato.
Era come un bambino, una bambina.
Una bella “creatura” in fasce, bisognosa di attenzioni, di cura, che nel tempo ho visto crescere, svilupparsi e manifestarsi in maniera sempre più chiara, più completa, aperta a nuovi significati, a nuove idee, a inedite visioni.
Finché è esplosa nelle sue forme diverse e vi ho contemplato mondi!
Soaltà è, perciò, parola ‘totipotente’.
Da essa si è sviluppato un universo, così come dalla cellula vegetale, staminale, si sviluppa un intero organismo.

Qual è il rapporto tra la Soaltà e la sua vita, quindi tra il sogno e la realtà?
Nata nel 1985, posso dire che la soaltà è cresciuta con me, l’ho coltivata e la coltivo da circa 40 anni. Essa è per me una parola “viva”, che ha dato una svolta alla mia poesia e al mio pensiero costituendo una poetica, un’estetica e una nuova visione fondate sullo s-guardo, ovvero, sul sogno: l’elemento costitutivo della realtà.
Inoltre, mi ha dato molte soddisfazioni, perché da essa sono nate diverse opere, anche disegni.

Come influisce sulla sua percezione del mondo? E cosa desidera comunicare con la creazione del neologismo?
La soaltà è la risposta alla domanda fondamentale: Che cosa è la realtà, come nasce il mondo delle cose, qual è la vera natura delle cose.
Tutto nasce dal sogno che non è quello che facciamo quando dormiamo, né il sogno ad occhi aperti, ma è l’immaginazione creatrice, in virtù della quale nascono le idee nell’interiorità profonda, che io paragono al teatro, a una scena che si apre dietro le quinte dell’occhio dove si rap-presentano i sogni dello s-guardo, della scrittura; dove accade il miracolo della creazione.
Alle idee diamo una veste materiale e così esse costituiscono quella che chiamiamo realtà. Conoscere la realtà delle cose è ri-conoscere la loro vera natura, la quale è triplice: umana, perché ogni cosa nasce dal sogno dell’uomo; fisica, perché le cose si costruiscono con i materiali tratti dalla natura: legno, ferro, pietra…; divina perché la natura è creazione di Dio. Bisogna, dunque, prendere coscienza di questa nuova visione del mondo, fondata sulla realtà del sogno.

Imparare a sognare è l’insegnamento della Soaltà.

Cos’ha significato per lei ricevere il “Fiorino d’argento” al premio Firenze?
Premetto che non ho partecipato a molti concorsi letterari. Nel corso della mia “carriera” di scrittore ho avuto solo cinque premi e alcune segnalazioni. Il “Fiorino d’argento” (2° classificato ex aequo) al Firenze-Europa è stato il primo premio che ho ricevuto, per me molto importante perché assegnato alla silloge poetica “Soaltà”, nata dal neologismo, e riconosciuta dalla Giuria come opera inaugurale del «nuovo secolo e millennio sulla linea fondamentale di una realtà sublimata nel sogno (donde il neologismo del titolo “Soaltà”)».


Mi parli della sua opera “Soaltà: il mondo r-accolto”.
La silloge, “Soaltà”, è la rap-presentazione poetica del neologismo, ovvero, lo sviluppo della nuova visione del mondo, che ha il sogno come fondamento e parte costitutiva della realtà. Protagonista è lo s-guardo, autore e spettatore, in quanto sollecita la nascita delle idee e le contempla sulla scena, ovvero, nel teatro dell’interiorità.
Qui lo s-guardo riconduce il mondo, che i sensi lasciano fuori. Così il mondo è r-accolto; esso ha nuova accoglienza e il suo habitat naturale nel sogno, dove l’uomo, la natura e le cose ritrovano la propria casa.

Quali sono le sue aspettative per i sogni e le realtà della società futura?
Sarebbe scontato dire di no, che la Poesia non morirà, che continuerà finché l’uomo continuerà a sognare sopravvivendo così a sé stesso. Il problema è capire se la Poesia del futuro (se ci sarà un futuro) sarà ancora Poesia, se e che cosa sopravvivrà di essa quando i cyborg, i cloni, gli umanoidi sostituiranno gli umani. Avranno questi “superuomini” sogni da realizzare, occhi per contemplare e s-guardo per riconoscere la bellezza interiore? Anche la Poesia, forse, avrà le sue “protesi”: le sue parole clonate e artificiali.

Nell’affrontare il mistero del futuro, può essere facile perdersi nell’incertezza e nella paura del cambiamento, però, come dico sempre, bisogna credere.
Sostengo infatti che la poesia nasca dall’intreccio dei sogni con la realtà e che essa non cesserà mai, anzi, è quella linfa che svela la natura delle Cose e dei percorsi da intraprendere.
Posso dire quindi che la Soaltà, per mia esperienza, è come una voce interiore che non tende a sussurrare ma a innalzarsi al fine di essere ascoltata per non lasciar mai che ciò in cui si crede venga allontanato per la paura; infatti essa permette di esplorare le profondità dell’esistenza, di accompagnare il cammino e anche di trovare quella “cura” che rende il dolore e il timore una casa in cui ritornare, perché proprio lì, tra quelle mura, le emozioni sono vive e i sogni, grazie alle promesse e ai ricordi, possono trasformarsi ed essere Realtà. Perché lo sono davvero. Sono quel Principio da cui parto e verso cui ritorno sempre per inebriarmi della loro profondità, al fine di imparare da essi.

Quindi mi avventuro, sempre con Voi, verso l’ignoto, alimentando la speranza nel cuore e la gratitudine per tutto ciò che ci rende uman3: la capacità di sognare, di appassionarci, di trovare significato anche nelle circostanze più temibili ma straordinarie, al fine di ambire sempre alla scoperta e alla realizzazione della nostra Leggenda Personale.

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