L’ascia dimentica, l’albero ricorda.

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Un antico proverbio africano dice:

L’ascia dimentica, l’albero ricorda.

Subito si innesta una forte immagine del taglio che avviene con ferocia e noncuranza nei confronti di un albero indifeso.
Ma allo stesso tempo la potremmo collegare alle nostre esperienze, immedesimandoci nella figura della vittima senza pensare che, in molteplici occasioni, siamo stat3 noi stess3 l’arma.

All’apparenza il proverbio potrebbe risultare positivo, ma con pochissime
parole riesce a esternare una grande quantità di emozioni contrastanti che ci pongono dinanzi alla comprensione della nostra persona. La figura dell’Ascia è, metaforicamente, qualcunə che compie delle azioni malevoli o, in senso ancora più ampio, potrebbe essere la Vita che, attraverso le difficoltà, spezza l’Albero il quale presenta le innumerevoli cicatrici che sono state inferte sulla sua corteccia.

Adesso proviamo effettivamente a visualizzare l’immagine di un’accetta che taglia un arbusto: l’ascia avrà la stessa forza al primo colpo, come ce l’avrà anche al secondo e così via, ma l’albero risulterà ferito e si potrà subito denotare che mancherà un pezzo di corteccia, anche se piccolo, ma che cambierà totalmente la sua forma e la sua struttura.

Ecco perché ora arriviamo alla fine.
All’ultimo colpo, quello decisivo.
Quello che spezzerà definitivamente il nostro albero che, ormai debole per i tagli precedenti, non sarà più in grado di reggersi su se stesso e mantenere il peso dei suoi rami.

Nonostante vi abbia descritto passo dopo passo ciò che effettivamente succede tra un’ascia e un albero, sono e siamo sicur3 che fin dall’inizio vi siate immedesimat3 in uno dei due personaggi e quasi sicuramente in quello della pianta.
Nel momento in cui avete letto del primo colpo inferto, siete tornat3 con i pensieri al preciso istante in cui, proprio come l’Albero, avete provato e subito dolore.
Sicuramente ricorderete la prima volta che avete sofferto come rammenterete i primi istanti nell’abisso.
Ormai si fa fatica a ripercorrere le linee astratte e indefinite dei dolori passati, ma stiamo imparando insieme a comprendere che, nonostante le fragilità, si può tornare dall’abisso ma con visioni e consapevolezze differenti.
In questo lungo cammino di consapevolezze e dubbi però, è difficile carpire se siamo ancora in grado di attutire la caduta e saper curare le ferite.
Ma sono e siamo qui a suggerirvi che bisogna sempre credere e se anche avviene la resa, bisogna ritornare a lottare per la propria esistenza.

L’Ascia della vita, in molteplici occasioni, ci conduce verso la sfiducia.
Ci dona il colpo.

Ammetto e ammettiamo che sono e siamo dell’idea che la stessa possa essere una sfida, un gioco che, improvvisamente, ti catapulta nella modalità “difficile” quando, magari, eri ancora fermə al tutorial, proprio nel campo base.
E per quanto ci induca a fronteggiare le sfide, ringrazio la Vita perché con metodi poco pragmatici, insegna ad affrontare l’oggi, il domani e poi il giorno che seguirà e quello dopo ancora.

Ogni cosa avviene sempre nel tempo e nei luoghi giusti.
(Corrado Debiasi, Il monaco che amava i gatti)

Vi racconto ora un episodio che mi ha cambiato la vita.
Voglio donarvelo e farvi comprendere cosa mi spinge ad affermare e a elaborare tutto il pensiero di cui vi ho narrato sopra.
Nel non poi così lontano maggio del 2021, neo patentato, ero uscito con dei miei amici e la mia fidanzata.
Dopo solo dieci minuti, siamo stat3 coinvolt3 in un incidente stradale.
Confesso che niente mi aveva mai preparato ad affrontare una situazione del genere, anche perché nessunə insegna realmente a fronteggiare queste avversità o vi esiste alcun manuale d’istruzioni.

Il tempo quindi si era fermato intorno a me facendomi divenire lo spettatore della mia stessa Esistenza, vivendo dei frangenti così surreali da non poter essere veri.
A quel punto, infatti, ero convinto di star sognando.
All’improvviso però il tempo ricominciò a scorrere impetuosamente, bloccandomi in un “problema da grandi” in cui, però, l’adulto ero proprio io.
Fortunatamente, l’episodio si è concluso nel migliore dei modi – tranne per la mia auto – perché tutt3 sono rimast3 illes3.

Ma qual è la morale della mia esperienza di vita?
Be’, mi ha fatto capire che le sfide più difficili vengono concesse a chi ha la forza di affrontarle, solo che ancora non lo sa.
Ci vengono donate perché possiamo accoglierle.
Abbiamo la forza di comprenderle, viverle, trasformarle, se le guardiamo da una prospettiva differente.

Se ci pensate, vi ho condotto nel mio mondo, nella mia esperienza che, seppur frutto di un avvenimento di difficoltà mi permette di ringraziare ed essere grato alla vita per avermi reso il protagonista, lo spettatore e il valicatore di confini”.
Inizialmente mi domandavo le motivazioni del perché fosse accaduto a me.
Ma oggi, col senno di poi, sono contento di essere stato il protagonista di quella sfida poiché, anche se all’inizio l’ascia della vita mi ha tagliato, col tempo la ferita si è cicatrizzata e ora non mi fa più male.
È divenuta oro.

 

Tale esperienza mi ha regalato una visione del mondo completamente diversa da quella che avevo in precedenza e mi ha permesso di riunire gli insegnamenti in un motto che mi accompagna ormai da anni:

Se al problema che hai c’è soluzione, allora perché ti preoccupi?
E se al problema che hai non c’è soluzione, allora perché ti preoccupi?

Il senso è abbastanza semplice: preoccuparsi non serve a niente perché peggiora solo il proprio modo di affrontare il problema ma non l’effettiva sfida che la vita ti pone davanti.

Sono qui per dirvi che non è mai troppo tardi.
Sì, è vero,
IO sono l’albero.
VOI siete l’albero.
NOI siamo l’albero.

Ma dobbiamo essere consapevol3 del fatto che l’ascia non è sempre nostra nemica, e che se non siamo ancora cadut3, dopo tutto questo tempo, allora possiamo di certo riuscire a rimanere in piedi, perché le nostre radici sono ben salde a terra.
Ricordate: non ci sarà mai un’ascia abbastanza forte da poterci spezzare.

Quando l’albero rimane con i rami secchi, senza foglie, non è che non sta accadendo nulla. Sta preparando la primavera che verrà. Ogni autunno prepara la caduta, nella quale abita profonda ed inevitabile la rinascita.
Perché l’ansia, spesso, non se ne va? Perché non permettiamo tale rinascita!
In quest’immagine dei ricordi che cadono, che se ne vanno, io devo fare anche qualcosa in più: immaginare che vadano via anche i bei ricordi, proprio per tornare a quella nudità dell’albero, quell’essenzialità, dove le radici nascoste e profonde generano il mio divenire.
(Raffaele Morelli)

Vi saluto dedicandovi questa canzone che mi aiuta a non cadere durante i momenti di difficoltà:

(Inquadrate o cliccate sul codice Spotify per ascoltarla)

today is a gift – Beowülf

Scritto da: Marco Cavuoto

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