Il simbolo del Natale: un soldatino gremito di valori.

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Lo Schiaccianoci:

una figura magicaconsiderata un vero e proprio portafortuna, un amuleto di profondo valore poiché si ritiene che la sua presenza in casa o nei luoghi a noi cari allontani gli spiriti maligni al fine di proteggerci. In pratica, un simbolo che possiede in sé molteplici sfumature tutte atte a valorizzare la sua grande capacità di donare profonda gioia e prosperità allontanando la negatività.

Il primo prototipo di schiaccianoci risale al III o IV secolo a.C. ed era di metallo ma non rappresentava, chiaramente, un soldatino. Solo tra il XVIII e XIX secolo gli intagliatori austriaci, svizzeri e italiani iniziarono a produrre schiaccianoci dalle sembianze umane: a inizio ‘800 iniziarono ad assumere l’aspetto di un soldatino.
Per la sua modellazione vengono scelti legni duri come quello di quercia o di noce, poiché sono conosciuti per la loro robustezza; il legno viene intagliato incidendone la superficie al fine di delineare e modellare con cura i dettagli della personalità che gli si vuole conferire.
In seguito questo nostro splendido amico, viene decorato utilizzando della vernice i cui colori aiutano ulteriormente a esprimere il messaggio di protezione e rassicurazione di cui si fa (porta)Voce.

Alla sua figura sono legate molte leggende, tutte interessanti, che meritano attenzione.
Basti pensare che una delle più antiche risale al XVI secolo, la quale racconta che la sua figura sia nata da abitanti di un piccolo paese ai confini della Repubblica Ceca come forma creativa di protesta, per ostacolare la crescita smisurata delle tasse imposte dalle truppe dell’esercito tedesco.
Al “nussknacker” in legno gli venne affidato il compito di schiacciare le noci con la mandibola, per divenire un simbolo di ribellione alle continue oppressioni; ma non solo.
Tale figura è stata rievocata anche dalla favola di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann del 1816: “Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi” (Nußknacker und Mausekönig) la quale mette in luce tematiche importantissime attraverso la storia di Marie, l’orologiaio Drosselmeier, il giovane Drosselmeier, lo Schiaccianoci, il Re dei Topi, Frau Mauserinks, la principessa Pirlipat e tanti altri personaggi che, tramite le loro personalità e vicissitudini, conducono lə lettorə verso un’introspezione che lə pone dinanzi alle proprie percezioni, visioni e valori.
Una storia che è per tutt3 coloro che desiderano (ri)tornare a credere nella magia e (ri)trovare in essa anche la chiave per comprendere le fondamenta della vita.
In pratica una storia senza età, che insegna e dona tanto poiché gremita di messaggi e storie che conducono verso un immaginario che si fonde con la nostra realtà permettendoci di riflettere sulle nostre gesta e relazioni.

Citando le parole dell’autore:

Pare che Marie sia ancora oggi la regina di un paese in cui si trovano boschi natalizi sfavillanti, castelli cristallini in marzapane, e in poche parole tutto quello che c’è di più splendido e meraviglioso… Purché si abbiano occhi per vederlo.

Tramite questo racconto di Natale, possiamo riconoscere che si sottolineano valori fondamentali come l’importanza di praticare la gentilezza, alimentare l’Amore, non fermarsi dinanzi alle avversità, tendere la mano verso lə prossimə, superare le apparenze e la superficie, donare e riconoscere l’unicità che risiede in ognunə di noi considerandola come ricchezza.
E poi, credere nei sogni avendo cura dellǝ bambinə che risiede nel nostro involucro.
Ed è proprio questa la morale più preziosa di tale racconto, perché

in un mondo che spesso ci induce ad abbandonare il nostro spirito fanciullesco per crescere nella severità, esso ci sussurra di (ri)cercarlo e alimentarlo al fine di ritornare a stupirci della vita e della sua bellezza, ammirandola con occhi curiosi e pronti a cogliere le meraviglie e le magie che ci circondano. Lǝ bambinǝ che custodiamo dentro di Noi è lǝ guardianǝ dei sogni e delle speranze e spesso, per la frenesia e “il dovere” di essere adult3 la trascuriamo. Custodirlǝ è fondamentale perché significa aprirsi al potere di (ri)scoprire la bellezza nella semplicità che rendono le relazioni e tutto quel che ci circonda, straordinario. Proprio come un racconto, non solo di Natale, ma una narrazione che viene definita Vita.  

Pensate a Marie: dopo aver vissuto la lotta tra lo Schiaccianoci e il Re dei Topi, il suo viaggio verso il Regno delle Bambole – e non solo –  e nel momento in cui ha raccontato la sua avventura si è ritrovata dinanzi allo scetticismo. Alla derisione, smorzando il suo entusiasmo perché nessuno le credeva.
Si sono beffat3 di lei.

Infatti:

A Marie non era più permesso parlare della sua avventura ma le immagini di quel meraviglioso regno fatato continuavano ad avvolgerla e cullarla in un dolce sussurro di incantevoli suoni; appena dirigeva i suoi pensieri verso quelle cose riusciva riportarle davanti ai suoi occhi, e così avvenne che invece di giocare, come di solito faceva, se ne stava seduta immobile e silenziosa, assorta, tanto che tutti, con aria di rimprovero, le davano della piccola sognatrice.

Questa sognatrice, che è stata protetta e ha protetto, ha iniziato a vivere nei suoi ricordi.
In quelle rimembranze vissute in compagnia del suo eroe magico e coraggioso dalle sembianze umane.

Ma ciò cosa ci insegna?

Che non sempre quel che noi viviamo e ciò in cui crediamo viene compreso dallə prossimə ma, lei ci dona la capacità di carpire che non bisogna arrendersi.E nonostante ci siano stati vieti e svariati ammonimenti, non ha mai dubitato di ciò in cui credeva.
Non ha mai smesso di credere
.
Questo è il potere dell’aver fede, perché alla fine Marie e lo Schiaccianoci, dopo varie peripezie, si ricongiungono vivendo insieme quel mondo magico e straordinario.
Ciò ci fa comprendere che non dobbiamo mai titubare dei nostri sogni, ma dobbiamo alimentare quell’occhio che merita di vedere.

Come ci siamo raccontat3 poco prima, lo Schiaccianoci con il suo viso gentile che traspare amicizia e benevolenza, dalla barba ben pettinata di cotone bianco che gli “faceva risaltare il sorriso dolce sulla bocca color rosso acceso” protegge e augura prosperità, svolgendo il ruolo di guardiano al fine di tessere una trama fluida e sinuosa tra il magico, la realtà e l’Animo Umano.
È una figura che ha in sé l’incanto della storia e la bellezza della rivelazione.

Lo stesso ha infatti ispirato il celebre balletto incarnandosi nelle note del compositore Pëtr Il’ič Čajkovskij, andando in scena per la prima volta nel 1892 divenendo così un simbolo del Natale e trasformandosi, attraverso le sue fattezze intagliate e la sua elegante presenza, nell’Essenza stessa delle festività, vale a dire l’Amore.

Ho e abbiamo deciso di parlarvi di questa figura straordinaria perché mi è da sempre molto cara e tutto l’anno mi accompagna nei miei percorsi e nei passi, non facendomi mai sentire solə. E tra responsabilità e sfide quotidiane è facile ormai dimenticare il tesoro più prezioso che abbiamo e conservare quel barlume di innocenza e gioia è una sorta di resistenza e fonte inesauribile di saggezza e vitalità.

È un augurio affinché la sua presenza non ci faccia sentire sol3.
È un amuleto, di coraggio e determinazione, per riflettere sulla nostra forza interiore e sul potere dell’Unione ma soprattutto della preziosità dell’af(f)idarsi.
Come gli intagli accurati che lo caratterizzano, così il vigore che è in Noi è plasmato dai minuziosi e pregiati dettagli della nostra esperienza ed esistenza. E se facciamo riferimento al racconto che lo ha presentato al mondo, lo Schiaccianoci incarna la capacità di affrontare le avversità e di emergere, se unit3, vittorios3.
È una storia che ci invita a (ri)conoscerci e (ri)conoscere la bellezza delle connessioni umane per celebrare la sinergia di cuori, menti e Anime valorose.

Allora, oggi, desider(iam)o augurarvi di alimentare lo spirito proprio come lo Schiaccianoci, al fine di allontanare la negatività, per proteggere i vostri (bi)sogni e ciò che di più caro avete nel cuore.
E siate come Marie: preservate sempre ciò in cui credete e continuate a guardare il mondo con la meraviglia di occhi fanciulleschi.

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