Le ombre di Cecinestpas.

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avete mai pensato alla fotografia – o all’arte in generale – come se fosse un viaggio?

Io e Noi la percepiamo come un cammino, che possiamo definire solenne, in cui l’artista si pone come esploratorǝ dell’Anima catturando non solo l’attimo e tutti gli elementi di una composizione fotografica, ma anche l’Essenza sfuggente delle emozioni umane. Attraverso il filtro della lente, chi fotografa esplora non solo ciò che lǝ circorda, ma anche e soprattutto il proprio vasto e caleidoscopico mondo interiore, indagando e scoprendo – oltre il soggetto che sta al di là dell’obbiettivo – la propria Storia, Vita, Persona.

Il processo artistico è quindi anche un atto di ricerca e consapevolezza tra la Luce e l’Ombra, tra la forma e l’informe, che permette di svelare la profondità nascosta dell’anima dell’artista e del soggetto fotografato che confluisce in uno scatto che rivela, in quell’attimo, la complessità del mondo e dell’Esistenza Umana.

Ecco perché ho intervistato, insieme a Pamela Tomarchio, Cecilia Petralia, aspirante e bravissima fotografa catanese che attraverso la condivisione della propria storia ci ha permesso di carpire l’arte della sua fotografia in relazione alla sua Essenza.

Ciao Cecilia, ti ringrazio per aver accettato il mio invito a parlare di te e del tuo modo di intendere l’arte fotografica, anche perché per me è fondamentale carpire ciò che ti ispira nel tuo processo creativo.
Ciao Luana, grazie per questa opportunità. Allora, per quanto riguarda la mia ispirazione, essa è qualcosa che nasce dalle sensazioni che vivo e che guidano il mio scatto. Ammetto che non sempre mostro ciò che fotografo, infatti è possibile che rimanga negli “archivi” per molto tempo e che venga recuperato in un secondo momento per rivivere le sensazioni di quell’istante al fine di
pubblicarle al momento giusto. Non è un’attività che svolgo in maniera costante, ma rivisito e rimaneggio spesso i miei archivi, perché questa è la metafora della mia vita.

In pratica, da ciò che mi stai raccontando, possiamo dire che scopri e carpisci la forma delle tue emozioni attraverso il tuo archivio perché è come se depositassi dei momenti, degli hic et nunc che potremmo dire si legano, come processo di creazione e ricerca, anche ai tuoi studi umanistici (sociologia, n.d.r.)?
In verità sì, le mie fotografie si legano ai miei studi umanistici e non nego che avendo una propensione per la street photography mi hanno molto influenzata. Il fatto di abitare nel centro storico di una città come Catania mi permette di interfacciarmi con molteplici realtà in cui tendo a ricercare nella quotidianità alcune delle teorie che ho studiato: ad esempio, una delle mie materie
preferite è stata antropologia, nella quale si ricerca l’origine di un comportamento, delle tradizioni di un determinato luogo cercando di capire ciò che ci accomuna. Inoltre ammetto che le foto custodite nell’archivio sono frutto di una ricerca costante del “nuovo” e, non avendo mai intrapreso degli studi di tipo tecnico per quanto riguarda l’ambito fotografico, lascio che siano letture, film e la stessa street photography a guidare il mio pensiero e il mio agire fotografico, a indurmi a pensare Oltre.
Adesso mi sono avvicinata a un altro stile fotografico e proprio l’anno scorso ho avuto modo di sperimentarlo all’evento “Vanity Fair Stories”: la pubblicazione delle fotografie sui social ha avuto un buon riscontro, che non mi aspettavo e che mi ha meravigliato perché esiste in me la sindrome dell’impostore che nonostante le soddisfazioni e la gratitudine a volte mi fa dubitare. Allo stesso tempo però, senza alcuna ricerca, vedere qualcun altro che apprezza il mio modo di esprimermi è ciò che mi fa andare avanti, perché è quell’emozione che viene colta dagli altri e mi lega a loro.
Tutto questo mi fa stare bene e potremmo dire che è ciò la chiave di lettura dei miei lavori.

Damiano Gavino, Vanity Fair Italia, 2023 (@cecinestpas___)

Quindi tu, attraverso la fotografia, vuoi creare una connessione con le persone che osservi e ti osservano. Ma, parlando della “sindrome dell’impostore”, vorrei chiederti: se fossi la spettatrice di questo impostore, perché in realtà ammirando i tuoi lavori per me non lo sei, ti sentiresti orgogliosa di te?
Assolutamente sì, perché vedere che altri apprezzano il mio lavoro credo sia la quadratura del cerchio. Nei miei lavori è importante, da questo punto di vista, la differenziazione tra il bianco e nero (b/w) – tecnica che utilizzo gran parte delle volte perché mi piacciono molto le ombre e credo che le parti in ombra, a differenza della luce, portino fuori la natura del soggetto rappresentato – e le foto a colori, che raramente scatto e che per me rappresentano momenti nostalgici o tristi. Mi permettono di ricordare che insieme ai momenti gratificanti ci sono (stati) anche momenti poco piacevoli, che sono poi quelli che mi hanno portato a una riflessione.
Devo ammettere che, inoltre, difficilmente mi ritrovo a scattare ritratti a persone che conosco, poiché la conoscenza, nella luce e nell’ombra, mi risulta complessa. Mi sono resa conto, nel tempo, che la mia ricerca invece risulta spontanea nel rapportarmi con persone sconosciute perché non c’è quel velo imbarazzo e puoi sentire un legame con qualcuno senza averlo mai conosciuto, quindi mi è più naturale ricercare in chi non conosco l’emozione che io sto provando in quel momento, senza alterazioni né coinvolgimenti, difatti anche tanti ritratti scattati in passato vedono tantissime ombre, perché è una cosa che ricerco sempre, a differenza della luce. A sottolineare la ricerca e la sperimentazione che sto effettuando in questo periodo, tra le foto che ho inviato, ad esempio, ce ne sono due dell’evento “Vanity Fair Stories” di cui una risale all’anno scorso e una a quest’anno. La prima è una foto per intero, in b/w e molto contrastata mentre l’altra è a colori e a mezzo busto. La differenza sta che il soggetto fotografato in b/w io l’ho conosciuto personalmente (n.d.r. Nicolas Maupas) e nel momento dello scatto ho rivisto ognuna delle emozioni che io ho provato nel confrontarmi con questa persona; l’altra foto scattata a colori (a Damiano Gavino), è diversa e sono diverse le sensazioni perché non conoscendolo personalmente ma solo tramite i suoi lavori, ho potuto ricercare di cogliere le emozioni che mi legano alla sua persona. Infatti la foto ritrae un momento in cui lui era a proprio agio nell’essere lì e io mi sentivo legata alla sua stessa felicità.
In pratica sono uscite due foto completamente diverse e la loro intensità dipende proprio dalle variabili che dipendono dal momento.


Ma cosa ricerchi nell’ombra?

La verità. La vera emozione, che magari in quel momento è la mia, di me che scatto, mentre in seguito, in post produzione, inizio a chiedermi quali fossero le sensazioni del soggetto fotografato. Difatti, col gioco di luci e ombre, nel mio lavoro di ricerca scatto a colori e solo in post produzione attuo il bianco e nero come forma di rivelazione delle emozioni.

Possiamo dire che col tuo lavoro di fotografia, nonostante ci siano Essenza diverse, tu cerchi sempre un po’ di te. Come se volessi riconoscerti in quelle ombre.
Hai colto perfettamente il mio pensiero. Per molto tempo sono stata convinta di avere più ombre che luci e queste rivelano il mio Essere: è una “parte nascosta”, che definisco luogo sicuro, intoccabile, in cui posso rifugiarmi. Tutto parte dal mio stesso concetto di fiducia, poiché nascendo come persona molto insicura e impiegando molto tempo per trovare il mio equilibrio, ho lavorato tanto per (ri)trovarmi nelle ombre. Questo lavoro di introspezione mi ha fatto capire che senza di esse non saprei vivere.

Da ciò che ci hai rivelato, abbiamo capito che ti ricerchi nell’ombra per poterti scoprire e riservare, rendendola la tua zona di comfort. Non credi che sia il momento di vedere queste tue ombre alla luce?
Ti dirò: l’essere umano secondo molti studi, per istinto di sopravvivenza è più propenso a soffrire che a vedere la felicità, perché è molto più facile. Però, per riconoscere la gioia è necessario anche soffrire: è un loop infinito che non fa carpire le sfumature e io credo che le ombre che cerchi siano ciò che compone le tue emozioni, perché dal dolore c’è il disfacimento che è ciò che fa ambire alla felicità. È tutto un gioco di luci e ombre che bisogna imparare a guardare e a prendersene cura riguardando al nostro passato come uno scrigno che ci permette di capire che in realtà noi siamo ombre, perché la nostra è sempre con noi, e come lei, tutto ciò che riguarda la nostra persona. Ma per far ciò ci vuole tanta forza d’animo, di mettersi in gioco e mettersi a nudo. Da quello che sto capendo, tu lo fai.
Sì, in verità è ciò che sto provando a fare poiché ci vuole tanta forza personale che non sempre si ha e che bisogna ricercare. È un lavoro lungo, minuzioso, infinito ma è possibile farlo riscoprendoci sempre di più, lasciando che le emozioni siano libere di svelarsi.

Cosa vorresti augurare alle persone che ti leggono e che vivono delle difficoltà legate a perseguire i propri sogni e passioni?
Di credere in se stessi, senza mai farsi condizionare dai giudizi. Rincorrere i propri sogni non è mai tempo perso. Bisogna credere in Sé e cercare in assoluto tutte le possibilità per farlo, non importa il tempo impiegato, per una questione di gratitudine personale: sembra una cosa piccola ma è importante, perché, a prescindere dall’arte che produci, è così che doni valore alla tua persona.
Quindi non permettete agli altri di denigrare una cosa che fa parte di voi.

Cecilia, ti auguro il meglio. Ti auguro di trovare nell’ombra la luce… E viceversa.
Posso dire che tutto quello che mi hai raccontato è ciò che ho colto nelle e dalle tue fotografie: sono molto veritiere e si prendono cura dell’emozione che vai a cogliere, infatti riescono davvero a raccontare una storia rendendoti parte di quell’istante.
Ammetto che ciò è capitato a me ammirando la fotografia che hai scattato al Pride del 2023 di Catania a una drag queen: con quello scatto sei riuscita a farmi vivere quell’istante, a farmi ammirare la bellezza di un’Anima libera da tutti i (pre)giudizi mostrando la nudità della sua Essenza, nella sua volontà di Essere e non di apparire. Ciò mi ha realmente emozionata e per tale ragione per me hai un dono immenso.
Grazie mille Cecilia per esserti rivelata.
Che tutto ti sia lieto.

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